Alzheimer, la Fda autorizza il test ematico per gli adulti dai 40 anni

L’esame affianca la valutazione clinica nelle persone con segni o sintomi di deterioramento cognitivo, ampliando le possibilità di approfondimento diagnostico anche nelle forme a esordio precoce della malattia.

Paolo Levantino

La Food and drug Administration (Fda) statunitense ha autorizzato il test ematico PrecivityAD2, come supporto alla diagnosi di Alzheimer negli adulti di almeno 40 anni con segni o sintomi di deterioramento cognitivo. Lo rende noto l’Alzheimer’s Association in una comunicazione, precisando che si tratta del terzo test ematico basato su biomarcatori per l’Alzheimer autorizzato dall’agenzia e del primo indicato a partire da questa età. L’esame misura nel sangue biomarcatori delle proteine beta-amiloide e tau, combinandoli in un punteggio che aiuta a stimare la probabilità della patologia amiloide associata alla malattia.

I dati dello studio di validazione

Il test è stato valutato in 1.142 persone con segni o sintomi di deterioramento cognitivo, confrontandone i risultati con quelli della Pet amiloide o dell’analisi dei biomarcatori nel liquido cerebrospinale. Tra le persone con un risultato positivo, il 97,6% presentava una patologia amiloide confermata dagli esami di riferimento, mentre tra quelle con un risultato negativo, il 93,1% non la presentava, indicando l’attendibilità del test.

PrecivityAD2 non è destinato allo screening generalizzato della popolazione e non consente, da solo, di formulare una diagnosi di Alzheimer: il risultato deve essere interpretato insieme alla storia clinica, all’esame neurologico e alle valutazioni cognitive e funzionali, ricorrendo, quando necessario, ad approfondimenti, come la risonanza magnetica cerebrale e l’analisi del liquido cerebrospinale. Gli esami ematici possono aggiungere informazioni utili a questo percorso.

Le prospettive per la ricerca

Il valore dei biomarcatori si estende, anche, alla ricerca clinica. Come sottolinea l’Alzheimer’s drug discovery Foundation, questi strumenti possono contribuire a selezionare i partecipanti agli studi e a verificare se un trattamento agisce sul bersaglio biologico previsto. Lo sviluppo di pannelli che combinano più marcatori potrebbe, inoltre, consentire una caratterizzazione più precisa dei processi coinvolti nella malattia, ponendo le basi per strategie terapeutiche maggiormente personalizzate.

Fonti:

https://www.alz.org/news/2026/fda-clearance-precivityad2-blood-test-alzheimers

https://c2n.com/news-releases/bg2ziqcz39o3wxf5uc04u279ziw0yv

di Paolo Levantino, farmacista clinico e segretario nazionale Fenagifar

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